Avvelenati. La leggenda è realtà

Dunque era vero: “vox popoli vox dei”; non una leggenda ma la verità. Dopo più di quattro secoli Francesco I Medici e la sua consorte Bianca Cappello hanno avuto giustizia. Morti per avvelenamento e non per malaria come il fratello di Francesco, Ferdinando (il maggior sospettato del duplice omicidio e che prenderà la reggenza del Granducato di Toscana) si era affrettato a far intendere dopo la loro dipartita.
Se siete interessati a saperne di più su questo sconcertante caso,

che speriamo presto possa essere oggetto di qualche puntata alla Augias o alla Lucarelli, vi segnaliamo due pubblicazioni molto interessanti. Se poi i fatti narrati vi sembrano troppo lontani nello spazio e nel tempo, è bene ricordare che la Versilia, e in particolare il Palazzo Mediceo di Seravezza, furono per l’illustre coppia uno dei loro nidi d’amore.
Il primo libro dal titolo “I Medici. La dinastia dei misteri” (Giunti Editore) è stato scritto dal giornalista e studioso Marco Ferri e da Donatella Lippi, docente di Storia della Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Firenze e co-responsabile del Progetto Medici. Il volume fa il punto della situazione sul “progetto Medici”, ambizioso programma, ormai intrapreso da qualche anno e volto a proteggere e catalogare le salme della nobile famiglia, custodite in San Lorenzo a Firenze e a studiare usi e costumi dei Medici. Scorrendo le pagine scopriamo diversi personaggi, di cui gli autori, ove possibile ripercorrono le vicende storiche, ma nel dettaglio vengono anche forniti i dati e le osservazioni conseguenti alle analisi condotte sulle salme.
E allora, oltre al caso di Bianca e Francesco, possiamo leggere della strana amputazione alla gamba di Giovanni dalle Bande Nere, morto il 30 novembre 1526; delle morti improvvise e quasi contemporanee di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I e dei figli Giovanni e Garzia; dei sospetti avvelenamenti di Giovanna e Filippo e di tanti altri misteri che invitiamo ad approfondire.
Entrano nel merito della vicenda Francesco Mari, Elisabetta Bertol e Aldo Polletti, docenti di Tossicologia forense, i primi due presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze, il terzo presso quella di Pavia, con la pubblicazione “Un giallo di quattro secoli fa. La morte di Francesco I de’ Medici e della sua sposa Bianca Cappello” (Le Lettere Editore). Gli autori raccontano la storia di questo amore discusso e inviso a molti, non tralasciando nessuno dei personaggi implicati nella losca vicenda.
La scoperta scientifica dell’avvelenamento ha confermato inoltre le conclusioni a cui erano arrivati Francesco Mari e Elisabetta Bertol, attraverso l’analisi delle fonti che descrivevano i sintomi dei due ammalati, comparate con la letteratura in materia di avvelenamento arsenicale (si veda il volume “Veleni. Intrighi e delitti nei secoli”).
Al momento che la dottoressa Lippi e la sua equipe hanno riesumato la tomba di Francesco sono intervenuti i tossicologi per prelevare alcuni frammenti organici. Successivamente gli studiosi si sono spostati alla chiesina di Bonistallo, dove le fonti indicavano essere stati sepolti nella cripta le viscere dei due sposi.
Le lunghe e attente analisi, anche incrociate, del materiale organico prelevato dalla cripta, hanno portato alla certezza che questo appartenesse al fegato di un uomo e a quello di una donna, morti per avvelenamento acuto di arsenico.
A questo punto non avendo i resti del corpo di Bianca Cappello, a cui Ferdinando Medici rifiutò degna sepoltura, rimaneva da comparare il Dna del fegato maschile rinvenuto a Bonistallo, con un frammento di pelle prelevato a Francesco I.
Ed ecco che il mistero si è svelato e i due sposi possono ora riposare in pace.
Sabrina Mattei

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