Una visita al signor Berenson

By versiliaoggi

È uscito, per i tipi della Franche Tirature, il libro di Roberto Papi “Una visita al signor Berenson. Scritti critici e altri diletti”. Il volume, curato dal Leonardo Papi, nipote dell’intellettuale fiorentino scomparso nel 1976, e con un’interessante introduzione del prof. Antonio Paolucci, raccoglie oltre al saggio che gli dà il titolo (uscito per Sansoni nel lontano 1958) diversi altri saggi, articoli e dissertazioni dello scrittore fiorentino. Apre il volume un bellissimo ritratto di Bernard Berenson. Americano di origine russa, egli è stato senza dubbio uno dei massimi conoscitori d’arte che il mondo abbia mai avuto. Scelse di vivere parte della sua vita a Firenze, nella Villa ai Tatti, forse per rimanere vicino a quell’immenso patrimonio artistico che la città custodisce e che Berenson ben conosceva.
“La ‘grazia’ – scrive Antonio Paolucci nella sua introduzione – è eleganza intellettuale, è rispetto e curiosità verso gli altri, è lo stile che non appare più tale perché è diventato consuetudine e costume”. Roberto Papi affronta con tale grazia lo splendido ritratto di Bernard Berenson.
Bernard Berenson, continua Paolucci “non aveva titoli accademici, né ruoli politici, né responsabilità burocratiche, eppure il mondo intero era affascinato dalla grazia preraffaellita di questo conoscitore squisito che praticava ‘en amateur’, con gioia e stupore e sapienza infinita, Giovanni di Paolo e le sculture cinesi di epoca Tang, i rilievi egizi e Dante Gabriele Rossetti, la musica e la poesia, l’arte della conversazione e quella dell’abitare”.
L’ideale di intellettuale immaginato da Papi era Bernard Berenson. È dunque facile immaginare che su di lui, sulla sua dimora ai Tatti, sia stato in grado di scrivere “pagine bellissime, perché nel suo modello estetico si riconosceva”.

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