San Martino alla Cappella. La Pieve ingabbiata

By versiliaoggi

Prigioniera da anni, senza adeguati finanziamenti la Chiesa di Michelangelo, rischia l’ergastolo.

Accadeva il sabato o la domenica, quasi sempre fra mezzogiorno e mezzo e l’una: dal corteo formato dalle macchine degli invitati che scendeva verso Seravezza, si levava un concerto di clacson ad annunciare l’avvenuto matrimonio tra due novelli sposi, celebrato nella pieve della Cappella.
Sono oramai oltre cinque anni che la cosa non avviene più.
Il complesso monumentale della pieve di San Martino è inscatolato da barriere di delimitazione di cantiere ed ingabbiato da ponti e ponteggi che gli tolgono quel fascino che da sempre ‘convince’ tante coppie a sposarsi in questo connubio affascinante di bellezza artistica e paesaggistica.
Ripercorrendo velocemente la sua storia, sappiamo che la pieve di S. Martino alla Cappella risale al 721 d.C. Durante i secoli ha subito parecchie trasformazioni tra cui l’aggiunta delle navate laterali e della torre campanara (definita da Vincenzo Santini ‘odiosa’ per la sua infelice collocazione). Da non dimenticare poi l’intervento del Buonarroti venuto da queste parti a cavar marmi. Secondo alcuni storici avrebbe disegnato il porticato e il rosone, conosciuto come “l’occhio di Michelangelo”, realizzati poi dallo scultore fiorentino Donato Benti. Purtroppo il porticato andò distrutto da un ordigno bellico nel 1944.
Piena di storia è anche la mulattiera che da Riomagno raggiungeva Azzano e, per il passo della Serra e delle Cervajole, congiungeva il Granducato di Toscana con quello di Modena sul confine di passo Sella, ancora oggi ricordata come la via “del duca di Modena”.
Mio padre mi narrava la leggenda delle sette pievi della Versilia, fatte edificare, ampliare o completare da Maria Cristina dei Medici. Ella chiese agli architetti che le facciate guardassero tutte a ponente e che i lati dei campanili, tutti a torre quadra, corrispondessero più o meno esattamente ai quattro punti cardinali. Il grande impegno finanziario della Madama fu supportato dal desiderio della stessa di ottenere dispensa e potervi dire messa. Dispensa sempre negata dai vescovi e dal papa. Ciò nonostante un giorno, la Granduchessa decise di celebrare il rito religioso e, al momento di scoprire il calice delle ostie, dallo stesso, uscì un serpente.
La pieve ha bisogno di interventi di risanamento conservativo al tetto, alle pareti e ai pavimenti, ma anche del restauro e rifacimento del prezioso porticato.
Il cantiere attualmente aperto curerà tutti questi malanni ma il vistoso cedimento dell’architrave della porta nord, ha consigliato delle verifiche soprattutto alle fondamenta. Esami geologici e rilevamenti delle vibrazioni, con sofisticati strumenti sismici, si sono susseguiti intorno al celebre monumento. A detta degli esperti gli oltre dodici secoli trascorsi, la guerra, gli interventi sbagliati, la morfologia del terreno e soprattutto le attività di escavazione nelle cave sottostanti, con l’uso di cariche esplosive, hanno determinato un reale stato di rischio. L’esamina di tutti i dati raccolti indica come inevitabile priorità, non solo la cessazione dello sparo di mine ma di ogni attività estrattiva nelle cave, visto che anche il solo uso dei martelli demolitori trasmettono vibrazioni tali da arrecare danni alla chiesa e alle case del paese di Fabiano.
Secondo i tecnici è questa la strada da perseguire per scongiurare ogni pericolo.
La battaglia portata avanti dagli abitanti di Fabiano, dal parroco Ermes Luppi, fatta propria dall’amministrazione comunale Mazzocchi e, secondo quanto annunciato sulla stampa, dall’attuale amministrazione Neri (1 Marzo 2007) è vinta. La Regione ha escluso la cava della Cappella dal nuovo piano regionale delle attività estrattive. Quindi non si scaverà più. Da quando?
La cessazione di ogni attività di cava semplifica la pianificazione dell’intervento di messa in sicurezza dell’intera area, ciononostante i tempi di realizzazione degli interventi a causa della mancanza di fondi si intuiscono essere lunghi. Il solo intervento di messa in sicurezza richiederà grossi finanziamenti e quelli già stanziati per il tetto ed il porticato, tenendo conto della reale consistenza delle fondamenta e dei problemi strutturali all’interno della volta dell’abside, sono divenuti insufficienti.
La speranza che tali finanziamenti arrivino dal Ministero per le attività culturali, nonché dalla Sovrintendenza per i beni architettonici è pura utopia, visti i sessanta anni che ci sono voluti allo stanziamento di poco più 100 mila Euro per recupero di quanto distrutto dalla guerra.
È sicuramente necessario che alla Benemerita Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che ogni anno non manca di donare una cospicua somma, si affianchino altri soggetti come Enti pubblici, Istituti di Credito ed imprenditori e/o facoltosi privati. Serve una cordata di finanziatori e finanziamenti, altrimenti ci vorranno anni, prima che in quella panoramica e mistica cornice si torni a celebrare qualche matrimonio, sacramento simbolo della vita.
Alvaro Avenante

Una Risposta a “San Martino alla Cappella. La Pieve ingabbiata”

  1. Aulelio Dice:

    La Regione Toscana ha escluso la cava della Cappella dal nuovo piano regionale delle attività estrattive ma a dire il vero la nuova amministrazione Neri cosa ha fatto?
    In silenzio ha rinnovato la vecchia concessione dell’attività estrattiva per la cava, in silenzio come quello dell’informazione che ancora oggi è interrotto dalle mine che continuano ad esplodere a pochi metri dalla Pieve di Michelangelo
    Ancora una volta una lotta vinta ma solo in apparenza sulla strada di quel turismo sostenibile che tutti dicono di voler intraprendere ma che si sgretola alle mere logiche di portafoglio.

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