Attenzione: le Vie dell’Arte sono… finite?

By versiliaoggi

La “Via dell’Arte” è un progetto assai ambizioso per rivalutare il nostro territorio. Dietro questo progetto un finanziamento ministeriale attraverso una società dello Stato, la Arcus spa, finita con un commissariamento per “scarsa trasparenza” nella gestione dei fondi

Leggo La Nazione del 22 novembre 2006 e scopro che dal direttivo dei balneari si propone di progettare anche negli stabilimenti di Marina di Pietrasanta una via dell’arte.
Ormai certi architetti fanno proprio scuola, è evidente, e tutti a cercare di emularne le gesta, quali epigoni di inarrivabili maestri. Quando Paul Gauguin lasciò Pont-Aven e le coste della Normandia, aveva creato un gruppo di proseliti, i Nabis, che per il resto della vita lo imitarono.
Anche noi abbiamo i nostri Nabis. Peccato, però, che a tutti stia sfuggendo la notizia assai importante – e dire che ne ha parlato anche Report su Raitre – del commissariamento della società Arcus Spa. E che vuol dire, dirà qualcuno. Se dite così, sarà bene darci una rinfrescatina.
La Arcus Spa (“Arte, Cultura e Spettacolo”) è una società dello Stato


– più precisamente dei ministeri per i Beni e le Attività Culturali e le Infrastrutture. Nata nel 2003 per pilotare investimenti su aree e progetti, Arcus spa era entrata presto nell’occhio del ciclone per le accuse numerose di “scarsa trasparenza” su modi e tempi dei finanziamenti.
Che c’entra questa società con Pietrasanta e un’innocente proposta di fare “una via dell’arte anche sul mare”? C’entra con un’altra Via dell’Arte, più ambiziosa, che è stata presentata qualche tempo fa dai giornali e di cui la versione marina è un’epigona.
Il Tirreno del 1 settembre 2005 infatti, sotto il titolo “Sculture e ambiente, ecco la via dell’arte” racconta di questo “ambizioso progetto che punta a valorizzare le risorse naturalistico-paesaggistiche da Pietrasanta a Montignoso” (la via dell’arte, appunto, ndr), sottolineando come il progetto abbia ottenuto il finanziamento di oltre 1 milione 500mila euro dal Ministero delle Infrastrutture. L’articolo prosegue con la descrizione del progetto e del tipo di soste “estetico-estatiche”, come le definisce il curatore Tiziano Lera, lungo il percorso e la dichiarazione di Mallegni che “Se la Via dell’Arte potrà divenire realtà, è, comunque, grazie al ministro Pietro Lunardi, che ha fortemente creduto in questo progetto”.
E infatti la Via dell’Arte è un progetto fortemente voluto, tanto che viene inserito fra i progetti dati in gestione ad Arcus spa accanto a quelli a lungo termine come il restauro del barocco leccese o gli scavi archeologici di San Rossore. Talmente voluto che il 31 gennaio 2005 l’allora ministro Giuliano Urbani propone di aumentare dal 3 al 5% le risorse sulle opere infrastrutturali da destinarsi ai progetti culturali gestiti attraverso Arcus spa. Non si tratta proprio di noccioline: siamo nell’ordine di circa 56 milioni di euro.
Grande cosa la cultura, un campo che fa gonfiare a tutti il cuore d’orgoglio italico. Pensare che gran parte del patrimonio mondiale delle opere d’arte appartiene all’Italia è cosa che emoziona. E non è che abbiamo opere d’arte limitate a qualche periodo storico, no, noi possediamo un patrimonio che va dai reperti romani (e anche prima, invero) in avanti, passando dalle chiese barocche alle ville neoclassiche e quant’altro.
Per questo, forse, il 6 aprile del 2006 i ministri Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi “avevano firmato dei decreti per dirottare finanziamenti pubblici da un progetto all’altro. Polverizzando ancora i progetti finanziati” (Corriere della Sera, 26.10.2006)?
Per questo, ancora, si è arrivati alla gestione commissariale di Arcus spa, per la quale lo Stato ha nominato commissario straordinario Guido Improta?
Mi viene voglia di capire meglio, ma mi sa, a sensazione s’intende, che le Vie dell’Arte siano finite. Ne riparleremo.
Jacopo Cannas

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